Nei primi 100 anni del Corriere dello Sport ci sono tante storie da raccontare ricordando i giocatori che hanno legato il loro nome soltanto a una squadra
Giacomo è stato il riferimento di una città: Bologna ai suoi piedi ancora prima dello storico scudetto del 1964. Un centrocampista moderno: mediano, mezzala e fantasista. Il suo amore infinito per la squadra rossoblù era inattaccabile
Totonno non è stato un grande solo da calciatore ma anche da dirigente del Napoli: a 23 anni era già il capitano della squadra azzurra di cui è diventato una bandiera indimenticabile. E l’arrivo di Diego è entrato nella storia
D’Amico un simbolo del club biancoceleste, di cui ha indossato la maglia sempre con onore e valore. Nato a Latina e cresciuto con l’aquila nel cuore, è stato uno dei più grandi talenti del calcio italiano: ed era uno... del ’74. Protagonista del primo scudetto, se n’è andato nel luglio 2023
Unico in grado di ricordare Beckenbauer, ha vestito la maglia numero 6 per sempre: è stata ritirata e nessuno la indosserà più. Ancora oggi l’ex capitano rappresenta la società rossonera come ambasciatore
Il capitano della Fiorentina è rimasto un simbolo dei tifosi: è stato il più amato di tutti. Giancarlo ha quasi dato la vita alla Viola: dopo lo scontro con Martina sembrava morto ma ha avuto la forza e il coraggio di ricominciare
Centravanti e poi anche dirigente. La sua classe unica gli ha regalato un posto sulla Treccani: era l’uomo delle regole. Cinque scudetti da giocatore e la Coppa dei Campioni conquistata solo da presidente nella triste notte dell’Heysel
In campo e fuori il capitano del Milan aveva sempre nemici da combattere: battaglie vinte con i piedi e con la testa. Le sfide con Eusebio e Cruyff, la lite con Gianni Brera e quel gol alla Germania nella partita più bella della storia del calcio